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RACCONTAMI UNA STORIA: IL VIAGGIO |
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di Enzo Cerutti
La prima cosa che vidi aprendo gli occhi fu la luna alta nel cielo. Di scatto volsi il capo a cercar la bicicletta ,che trovai appoggiata all'albero che fungeva da riparo e poi fissai l' attenzione al fruscio che mi aveva svegliato. Immobile trattenni il respiro, sbattei le ciglia ad allontanare il sonno e scrutai il nulla nel buio. Non avevo mai dormito all'aperto e misto al freddo che aveva avvolto il corpo, mi si presentò quell'inquietudine che viene con le cose sconosciute della notte: rumori , sibili, fruscii, battiti d'ali ,il secco colpo di un ramo che si spezza. Mi sollevai a sedere appoggiando la schiena al tronco dell'albero, tastai le tasche alla ricerca di una sigaretta ,estraendone un pacchetto di Macedonia, e con le mani a coppa sul cerino la accesi, aspirandone una profonda boccata. L'affanno dovuto al brusco risveglio, si affievoliva e venne prepotentemente alla mente il mio ieri ,il mio oggi e, terrorizzandomi, il mio domani. ********* Nell'anno 1944
ero praticante presso lo studio di un anziano Notaio di Alba, in una
via scura del centro vecchio. Passavo il giorno tra polverosi
documenti dall'odore stantio, scrivevo lettere ,spedivo la posta,
non facendo nulla di importante o di particolarmente impegnativo.
La sera, con gli amici, bighellonavo per i bar di Piazza Savona e di
Piazza del Duomo. Osservavo le ragazze camminare, ammiravo quelle
con le gonne svolazzanti , i tacchi alti, i capelli neri, le labbra
cariche di rossetto ad ingrandire la bocca . Giocavo a biliardo
gran parte della notte. Ero bravino , ma senza raggiungere la
necessaria concentrazione per cui il guadagno della prima "pula", lo
perdevo inesorabilmente con la successiva. Mi piaceva il fumo del
bar, l'odore della gente, il risuonare di parole da iniziati:
filotto, sfaccio, taglio, zembo, patè, tre sponde. Passavo ore
ad ammirare Ginio, "il sola", che ripuliva con intelligenza e
furbizia il solito "Langhetto" pieno di soldi :provento della
vendita della vacca. Fu una di queste sere di inizio autunno che
Piero, mio compagno di scuola al Liceo, mi si accostò ciondolando,
le mani in tasca, la sigaretta pendente dall'angolo della bocca. Era
un tipo mingherlino, sempre con una giacchetta grigia indosso, ed un
raggio di furbizia negli occhi . A scuola era seduto negli ultimi
banchi dai quali dirigeva il suo traffico di sigarette americane ,
dischi di Jazz, foto di attrici d'oltreoceano. Non riuscimmo mai a
scoprire da dove provenissero quelle rarità , e neanche ne ebbi
l'occasione in futuro : quella fu l'ultima sera che lo vidi, venne
fucilato dai tedeschi poche settimane dopo il nostro incontro.
Intuivo che era legato alle bande partigiane che operavano nelle
Langhe, ma non ne aveva mai fatto cenno , e mai quindi avrei
sospettato che quell'approccio avrebbe cambiato parte della mia
vita. Appoggiò le mani alla sponda del bigliardo, seguì con gli
occhi una biglia che faceva "le quattro sponde" per poi toccare
dolcemente il pallino e con l'angolo della bocca mi disse:" Ti devo
parlare, andiamo a fare un giro". L'aria della notte si stava
rinfrescando, l'autunno era alle porte, e provai piacere ad
inspirare profondamente il profumo che veniva dalla vicina campagna.
Le mani in tasca, ciondolando, ci incamminammo verso la "lea"
che era e lo è ancora ,quel fresco viale alberato che circonda il
nucleo antico di Alba. A quei tempi era rifugio di coppiette la
notte ,di sane passeggiate riposanti e silenziose il giorno. *************************** Prima dell'intervallo cercavamo di intrufolarci nei gabinetti delle femmine. Lamentando dolori lancinanti riuscivamo ad ingannare il professor Ferrero, sempre e solo lui ,che quindi ci permetteva di recarci ai gabinetti prima del suono della campanella. Eluso il vecchio bidello ,riuscivamo a raggiungere i gabinetti delle ragazze e ,nascondendoci in un vecchio sgabuzzino, ne aspettavamo l'arrivo. Lo spasso era sentirle parlare di ragazzi, di come Laura era innamorata di Marco e di come Teresa fingeva di odiare Gianni. Uscivamo poi all'improvviso ,sghignazzando e provocavamo un trambusto così intenso da tramutare in centometrista persino lo zoppicante bidello. Paolo ,fu l' amico più caro, il compagno delle elementari ,delle medie, del liceo. Sempre nello stesso banco, i compiti fatti insieme ,le stesse ragazze, le medesime bravate. Ci piaceva la stessa ragazza :Silvana, gli occhi che cambiavano colore a seconda delle luce, i capelli biondi che incorniciavano un viso per noi angelico. Per non litigare uscivamo sempre tutti e tre insieme: lei in mezzo ci teneva la mano. Poi cambiò ,si imbevette della propaganda del regime, assorbì con avidità la dietrologia che altri gli iniettavano , fu volontario in tutte le guerre cui poté partecipare, anche a costo di falsificare la data di nascita. Ed ora era un Repubblichino , che da poco era stato trasferito ad Alba. Non l'avevo più visto dai tempi del liceo. Comuni conoscenti riportavano voci che lo davano sempre in prima linea, sempre davanti a tutti, inflessibile, forse crudele. ******************************* Partii al calar della sera.Il solo dietro il Monviso tratteggiava di colori rossastri il cielo. La bicicletta per mano costeggiai il Tanaro per un bel pezzo, poi attraverso la campagna piana e silenziosa, raggiunsi la strada per Serralunga. I primi vigneti cominciavano a tratteggiare le colline. I grappoli pieni e colorati si intravedevano tra le larghe foglie. Ne staccai uno, ma il sapore aspro dei chicchi mi spiegò che non era ancora maturo. La luce si era spenta, il sole era tramontato, il riflesso della luna non riusciva a penetrare il buio della notte. Ero stanco, mi scostai dal sentiero, appoggiai la bicicletta ad un castagno, mi distesi e non sentii più nulla. **************************** Mi avvicinai a
Roddino passando dalla strada dei Pozzetti. Il sole si alzava dietro
la torre di Albaretto , e l’aria pungente mi fece rabbrividire. Non
c’era nessuno nelle corti o nei campi e solo un lontano latrare di
un cane ruppe il silenzio della mattina. Oltrepassato il bivio della
Ruia intravidi tra gli alberi ,la cima del campanile. Mi aggiustai
la sacca che mi stava scivolando ed aumentai l’andatura. In breve
fui alla salita che porta in paese, la percorsi quasi di corsa,
tenendo le mani strette al manubrio della bicicletta, e ripresi
fiato solo davanti alla chiesa. La casa della nonna era chiusa tra
altre basse case nella piazzetta semicircolare che pareva un
bastione inferiore alla chiesa. Colpii con le nocche della mano i
vetri della finestra ed entrai in casa attraverso la porta che
immediatamente si dischiuse. Un breve abbraccio, la voce fievole
della nonna mi disse:" Che bello rivederti. Come stai? Ti sei
smagrito. Vieni, vieni è pronta la colazione". Sul tavolo una tuma,
una forma di pane nero, una pinta di vino nero. Mangia con voracità,
cacciando in bocca grossi pezzi di formaggio, riscoprendo sapori
proibiti a noi cittadini. La stanchezza del viaggio e della notte
all’addiaccio mi prese prepotente. Le palpebre divennero pesanti e
mi mossi, distendendomi sul sofà accanto alla stufa dove subito
caddi in un sonno profondo. Prima dell’ultima curva che lascia
Roddino verso Serravalle, c’era "l’ostu" di Maria: soffitti bassi,
pavimento in legno, il fumo azzurrognolo del trinciato, l’odore di
vino. ************** La discesa verso Alba fu all'inizio più veloce. Inforcai la bicicletta e facendo attenzione sulla strada sterrata, iniziai la discesa verso Serralunga. Il vento pomeridiano mi scompigliava i capelli e spargeva la polvere che alzavo con le ruote. Lo sguardo spaziava lontano alle cime delle Alpi, al Monviso , ai castelli, ai campanili, alle creste delle colline, all'ordinato disegno delle viti. Affrontai la curva della strada che immette sulla piazza di Serralunga, quando vidi, ma ormai troppo tardi, un posto di blocco. V'era una camionetta con alcuni soldati: tedeschi e repubblichini. Era impossibile tornare indietro e frenando gradualmente mi fermai, scendendo ,davanti a loro. Il Tedesco che mi si avvicinò era giovane: i capelli biondi e corti, gli occhi azzurri ma spenti ,i denti nel sorriso stampato sul volto cariati. "Dove stare andando, camerata?" esordi, con suoni che marcavano le consonanti. "Torno da Roddino ad Alba", risposi, maledicendo in cuor mio la voce che non pareva salda come volevo far apparire. "Documenti", mi impose. Poggiai la bicicletta a terra, sfilai la sacca, e mente stavo porgendo i documenti richiesti , una voce famigliare dietro le spalle chiamo: "Franco". Non era cambiato Paolo, almeno fisicamente, forse un po' invecchiato, qualche ruga in più sulla fronte ed agli angoli della bocca, ma gli occhi erano diversi. Quegli occhi sempre pieni di vita ora erano spenti, non brillavano più di gioia di vivere, di coraggio, di allegria, ma parevano al contrario colmi di tristezza, di paura. " Conosci questo bandito ?", interrogo il tedesco. "Certo, ribatté con decisione Paolo, è come mio fratello". "Un fratello come Caino ,urlò questi ,sparpagliando a terra il contenuto della sacca di cui si era nel frattempo impossessato, e dalla quale scivolarono le sigarette ,queste sono sigarette americane." Mentre urlava estrasse dal fodero la pistola. " Questo non significa nulla , cercò di calmarlo Paolo, frapponendosi con cautela tra di noi, può benissimo averle comperate al mercato nero, non c'è da urlare". Il Tedesco si alterò ancora di più:" Sporchi Italiani, tutti banditi, tutti partigiani." Non so come, ma la pallottola destinata a me, colpì Paolo. Cadde sulle ginocchia, stette un po’ fermo, incredulo, mi lasciai cadere accanto a lui, lo tenni sotto le ascelle, gli appoggia il capo sullo mia spalla e lo vidi morire. **************************** Il 10 ottobre 1944 i partigiani entrarono in Alba. Tra questi, nei primi c'era lo sconosciuto dell'ostu di Maria .
geo'99
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