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RACCONTAMI UNA STORIA |
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Baco:
il nome non dice nulla ai giovani di Roddino ma se parlate con un
anziano viticoltore certamente ricorda una qualità di uva di qualità
modesta. Ma per anziani di Roddino, Monforte, Serralunga, Barolo e
paesi vicini, Baco era sopratutto un personaggio, uno strano
personaggio ancora oggi ben presente nella memoria collettiva: nel
1935 riuscì a vendere 100 viti " false" al sindaco di Roddino; era
un dritto? Era un imbroglione? Oppure soltanto un vivaista? A
distanza di oltre mezzo secolo resta il mistero ed è un po' per
simpatia per questa figura senz'altro originale sulla quale "si
potrebbe tranquillamente scrivere un libro" come ha detto anni fa un
viticoltore di Perno....Lorenzo Tablino ha ricostruito per la
rivista "Barolo&Co( N°6 di settembre) la storia di Baco. La
riproponiamo per gentile concessione di Saggitario editore di Asti.
LA STORIA DI BACO
di Lorenzo Tablino Serralunga 1933
Baco è un dritto, ha trovato il modo di guadagnare tanto soldi, può anche permettersi di viaggiare con una macchina di piazza. E’ una balilla tre marce, nera, con tanto di autista. Il baule è sempre pieno di viti americane, così chiama le barbatelle che coltiva nel suo vivaio a Dogliani. «Acquistate le mie viti sono speciali, le tengo solo io, vengono dall'America, sono le più resistenti alla filossera. Pensate, non dovete darle nè zolfo, nè. verderame perché non prendono il marino, soprattutto non dovete innestarle perché danno un 'ottima uva, niente spese per l'innesto, niente rischi. Producono molto, l'uva è di ottima qualità, va bene per la tavola e potete anche produrre un ottimo vino. Avete tutta la convenienza ad acquistare le mie viti americane ». Baco continua a parlare, il tono convincente sta già togliendo dal baule della Balilla un fascio di barbatelle. Sull'aia della cascina Bruni in Serralunga tre persone lo ascoltano perplesse. «Ecco, vedete le mie viti» continua Baco. « Un attimo - Io interrompe Giovanni, il proprietario dei Bruni - non abbiamo ancora deciso niente, sappiamo che Lei ha venduto tantissime di queste viti americane in tutti i paesi qui intorno, ma io vorrei capirne di più. Qui vicino ai Sorano due anni/a hanno rifatto tre giornate di Nebbioli, hanno messo viti nostrane, mica avevano paura della filossera». «Sono matti - ribatte Baco - tra qualche anno toglieranno di nuovo tutto, ormai la filossera è arrivata dall'Astigiano e nessuno la ferma più». «Invece a Perno - dice un nipote di Giovanni - hanno rifatto la vigna ma non hanno usato le sue vi-ti, bensì le vere viti americane, le chiamano Rupestris e le prendono al Mussotto, vicino ad Alba». « Cosa c'entra? replica Baco le Rupestris e le Teleki, chiamatele come volete, non fanno l'uva, vanno innestate con Barbera, Dolcetto o Nebbiolo; le mie viti no, fanno direttamente l'uva, senza troppi fastidi, nè zolfo, nè verderame, nè innesti; non prendono malattie, ve lo garantisco. Ieri ne ho vendute cento al sindaco di Roddino, era contentissimo ». Giovanni lo lascia parlare, guarda suo nipote, guarda sua moglie, non dice niente.Baco è sorpreso, non ha mai avuto problemi a vendere le viti americane; da due anni gira per le cascine, per i paesi con un autista e la Balilla; è ben conosciuto e mai nessuno ha fatto questioni, è la prima volta. « Ci pensiamo ancora», dice Giovanni. Baco chiude il baule, saluta appena. Serralunga 1927 Il professor Conti da molte ore sta scavando grosse buche nella vigna della Cascinotta nella tenuta di Fontanafredda. E con due assistenti; alcuni operai con vanghe e badili continuano a scavare fossi profondi anche un metro. «Vediamo queste radici» dice il professore. «Niente non troviamo proprio niente, sembra che la filossera non sia ancora arrivata a Serralunga» «Le radici non presentano segni particolari. nessuna nodosità o rigonfiamenti caratteristici delle punture dell'insetto. Probabilmente si diffonde con difficoltà in questa zona, ma è questione di tempo, arriverà anche qui - continua il professore - bisogna preparare i contadini all'uso dei portainnesti americani. In Francia da anni li usano. Domani in Comune a Serralunga faremo una riunione con i viticoltori, speriamo di convincerli ». «Sono dffidenti - dice un assistente le novità qui in zona si accettano con dìjf½oàà, qualcuno mette in giro notizie false, ormai sono tre i posti dove non ci hanno lasciato scavare». «Chi ha interesse a diffondere false notizie? » chiede il professore. «Non lo so - dice l'assistente però la notizia ormai gira. Molti si sono convinti che noi non cerchiamo la filossera o i suoi segni tra le radici delle viti. Motti credono che noi portiamo la malattia dove scaviamo in modo che si diffonda più presto » « Da quando se ne parla di questa faccenda?» chiede il professore. « Da un po', forse perché le prime ricerche sulla filossera le hanno fatte tecnici francesi a Costigliole d'Asti e lì è subito comparsa. Molti mezzadri dell'Astigiano si sono trasferiti nelle Langhe e può darsi siano stati loro a diffondere la notizia. Per paura qualcuno non lascia scavare. Noi comunque continuiamo a fare le nostre ricerche. Il problema è convincere i contadini ad usare i portainnesti americani ». Dogliani 1935 Baco è a Dogliani nel suo vivaio sulle rive del torrente Rea. Pia pure costruito una piccola casa, sopra ha scritto ben in evidenza «viti americane ». Molta gente viene a trovano, chiedono consigli. Molti vigneti stanno seccando e vanno ricostruiti. Baco ricorda la prima volta che ha visto le viti americane a Casale da un grande vivaista. C'erano tanti filari con piccole barbatelle, accanto ad ogni vite un pezzo di cartone con il nome dell'ibrido o semplicemente un numero di catalogo. In un'aiuola aveva visto un cartello con scritto: « Ibridi Produttori Diretti». Si era avvicinato. Aveva letto tanti nomi: Seibel, Couderc, Baco. Gli avevano detto che si chiamavano così perché erano incroci tra viti americane ed europee, producevano un'ottima uva e non andavano innestate. « Venga, Le faccio assaggiare l'uva - aveva detto il vivaista - Questa è molto aromatica, con gli acini grossi e la buccia consistente. Qui la chiamano uva fragola, ma il vero nome è Isabella. E la prima che è arrivata dall'America, ma ormai ce ne sono molte qualità. Molti ibridi assomigliano nel gusto alte nostre uve piemontesi; guardi, questo è l'ultimo arrivato, si chiama Baco n. 24, dal nome del vivaista francese». Adesso Baco si è costruito un bel vivaio, acquista a Casale le piantine di vite molto giovani, le mette a dimora per qualche mese, gira tutti i paesi per venderle. Oggi andrà a Barolo. Il suo amico con la Balilla verrà a prenderlo al pomeriggio. Lo stavano aspettando, ci saranno almeno dieci contadini. «Ecco, queste sono le mie viti. Sono le migliori americane sul mercato, niente zolfo» Baco continua il solito ritornello. «Ma com'è il gusto dell'uva?» chiede un contadino. «Ottimo, ricorda un po' il Dolcetto ». «E il vino?» «Sì vinifica come l'altra uva, ci sono pochi vinaccioli, La resa é ottima ». «Ma non prende gusti strani?» «Macche! - fa Baco - il vino è di ottima qualità e costa pochissimo». Monforte 1936 Baco è diretto a Perno. Si è messo indosso un bellissimo vestito nero, è salito sul calesse ed ha attaccato il suo splendido cavallo bianco. Ci sono quattro osterie nella piccola frazione di Monforte; sa dove andare, sovente si ferma lì a mangiare. E arrivato, porta il cavallo all'ombra sotto le grosse gaggie, fa portare della biada. Entra nell'osteria. Si dà un po' di arie, tutti lo guardano, l'oste va subito a servirlo. Baco è contento. Pochi anni prima era un povero mezzadro a Belvedere, adesso è ricco. Domani andrà alla Bussia a Monforte, gli hanno ordinato tremila viti. II vivaio a Dogliani si sta svuotando, Baco sta pensando di andare persino in Francia a rifornirsi direttamente di barbatelle giovanissime per poi trapiantarle nel vivaio a Dogliani. Ha anche assunto del personale, qualcuno gira per lui nella zona di Canale e nel Roero, altri coltivano il grande vivaio di Dogliani, alla stazione ferroviaria di Monchiero continuano ad arrivare da Casale casse di giovani viti. Per Baco il guadagno è enorme, paga le viti di Casale veramente poco, non ha problemi, nè per il trapianto, nè per l'innesto; in pratica compra e rivende. Nell'osteria entra altra gente, guardano Baco. «Offro a tutti il Barolo» dice all'oste. Entra una persona anziana. Baco riconosce subito suo padre, lo saluta appena. Alba 1937 « La deve smettere di fregare i contadini, non venda più le sue viti altrimenti la denuncio ai carabinieri, ha capito?». Il professor Tommaso Ferraris guarda in faccia Baco, è rosso in viso ed è ben determinato. Lo ha convocato stamane alla Scuola Enologica di Alba; ~ discorso è molto chiaro: «Lei non può continuare a vendere viti americane qui in questa zona; l'uva che sì ricava non vale proprio niente, è appena accettabile per la tavola, per il vino non serve, ha un profumo e gusto cattivo e si conserva meno del «vinot» che fanno tutti i contadini, altrochè vino assolutamente superiore come afferma lei». Baco non sa cosa dire, borbotta qualcosa: « Veramente io ho sempre detto che era uva americana ». «Stia zitto». Il professore si alza. «Lei ha ingannato la gente giocando sui nomi e sulla scarsa conoscenza dei portain-nesti, soprattutto i primi anni in cui è arrivata la filossera. Si rende conto che rifare un vigneto costa moltissimo e poi i contadini si ritrovano dopo tre anni un 'uva senza alcun valore ». «Ma veramente anche altri vendono viti americane» dice Baco. «Basta! urla il professore -le colline di Alba non sono le pianure dell'Emilia, qui bisogna valorizzare i vini locali e poi anche in Emilia le stanno vietando. Guardi qua: R.D. n. 1634/1936, la legge vieta nuovi impianti con ibridi produttori diretti) ma soprattutto qui servono proprio a niente. Allora lei smetta subito o la denuncio ai carabinieri. Chiaro? Può andare». Baco è tornato a Dogliani, domani licenzierà tutti i dipendenti. Epilogo 1992 Baco è morto da almeno quarant'anni, ma la sua figura è ancora ben ricordata dai contadini dell'albese. «Potete scrivere un libro su di lui »ha detto uno di Perno ricordando Baco come una «sola», un «dritto» che teneva i soldi nel cappello puntati con spilli. La vendita di viti americane o meglio l'ibrido produttore diretto Riparia Vinifera numero catalogo 24, ottenuto in Francia, non portò molta fortuna a Baco, gli rimase solo il soprannome del vivaista francese. In vecchiaia Baco si adattò a fare molti mestieri: allevatore di pecore, commerciante in piatti secondo alcuni, ortolano a Era e venditore di gelati secondo altri. Morì nel dopoguerra. Il sindaco di Roddino tolse subito i due filari di uva Baco; qualche topia della medesima, si trovava ancora nei giardini delle ville sulla collina di Alba sino agli anni cinquanta. faceva molta ombra e produceva dell'uva di discreta qualità il consumo familiare. I cacciatori che ancora oggi vanno sulle rive del torrente Rea a Dogliani, trovano una casa con la scritta ben leggibile «viti americane»; nei dintorni tutto è a gerbido, qua e là è rimasta qualche vite soffocata in mezzo a tante erbacce. Nascosti ci sono anche dei piccoli grappoli con gli acini neri, piccoli, come i pallini per la lepre. E l'uva di Baco. LORENZO TABLINO
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