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RODDINO: CENNI STORICI
Roddino sorge ai margini della Langa sud-occidentale a mt.
610 sul livello del mare. Ha un'estensione di ha. 1045, pari a 2740 giornate. Di queste
gran parte è coltivata a vigneto specializzato, a campo, a prato ed una quantità
notevole è ancora tenuta a bosco ceduo o a gerbido.Su questo vasto territorio vivono
oggi, nell'anno 1996, 377 abitanti di cui un gruppo nel capoluogo e la grande maggioranza
nelle frazioni; Coste-pomo, San Lorenzo-Noé, S. Maria, Pozzetti, Lopiano,
S. Margherita-Corini, e in altri numerosi gruppi di case sparse. Roddino, con tutta
probabilità prende il suo nome dal sostantivo latino Randus che vuoi dire terreno
sterile. E' noto infatti che le colline su cui sorge il nostro paese erano, un tempo, coperte da
boschi e da roveti. ln mezzo ad essi, pare durante il sec. X, un gruppo di soldati eresse
sul colle ove ora sorge il capoluogo, dapprima una torre di vedetta e poi un castello
ferrato, che divenne ben presto, per la posizione privilegiata, un forte di guerra.
Attorno, col tempo, sorsero le case di abitazione, pressa poco ove ora sorge il Centro
Storico. Nell'alto Medioevo nella formazione dei feudi, il castello di Roddino restò compreso
prima nel Comitato di Alba e poi nel Marchesato, di recente eretto, del Vasto o di
Savona.All'inizio del secolo XII esso era possesso del celebre Bonifacio il Grande. Egli
nel 1142, dividendo il suo ampio patrimonio lo assegnò al figlio, pur esso detto
Bonifacio, marchese di Cortemilia.
Questi non ebbe prole e, morendo, nel 1197,
lasciò Roddino e altre ville a suo fratello Manfredo, marchese di SaIuzzo. Il 6 dicembre Bonifacio di Monferrato, altro patrono di tutti i feudi della Langa infeudò
Roddino, Cissone, Dogliani e 16 altre terre a Bonifacio, e al figlio del suddetto,
Manfredo, Marchese di Saluzzo. Da quell'epoca Roddino, salvo poche eccezioni, rimase sempre appannaggio dei signori di
Saluzzo. A quei tempi quasi tutte le terre erano proprietà degli imperatori di Germania.
L'Imperatore, lontano, incaricava l'assegnazione dei feudi a qualche grande signore suo
amico più vicino. Così noi vediamo esercitare questo incarico, via via, i Marchesi di
Monferrato, i conti di Milano, il Comune di Asti, e più tardi anche i Signori di Savoia. A ogni morte del titolare gli eredi dovevano richiedere la nuova infeudazione come ora si
sollecita che venga riconosciuto il diritto di successione. Per questo noi troviamo che nel 1197 Manfredo Il, Marchese di Saluzzo, ottiene che sia
infeudato di Roddino, di Castelletto di Cissone, di Cerretto e di Serralunga un certo
Guglielmo Lomello, che l'11 maggio retrovende di nuovo allo stesso Manfredo, Il 9 gennaio
1235, poi, il nuovo Marchese di Saluzzo Manfredo III, infeuda col signorato di Roddino
terre vicine ai signori Fulcone Sismondo e Giovanni Cerrato di Alba... Verso la fine del secolo XII il potere dei nobili andò diminuendo e sui nostri paesi si
consolidarono i comuni rurali. A Roddino vi erano il feudatario, il podestà, due consoli
e il magnifico consiglio. Il feudatario, detto pure castellano per ché abitava nel
castello, era l'alto patrono del comune. Il podestà che era sempre un forestiero
amministrava la giustizia civile e penale. I due consoli che erano del paese compilavano i
bilanci e sorvegliavano l'applicazione dei regolamenti comunali. Questa istituzione durò diversi anni e, in seguito, al posto dei consoli venne messo il
sindaco e il magnifico consiglio venne formato da tutti i capifamiglia del paese. Il
consiglio, in mancanza dell'edificio comunale, si radunava sulla pubblica piazza della
chiesa o del castello. Una curiosità; al passo tra Roddino e Cerretto, ancora oggi detto
Pedaggera, si paga va il pedaggio o il dazio per tutte le merci che passavano da un
marchesato all'altro. In seguito vi furono diverse lotte per il possesso di questo feudo che passò alla fine al
Marchese di Saluzzo signore di La Manta. Col trattato di Lione tenutosi nel 1601 Carlo
Emanuele I di Savoia divenne signore di tutto il marchesato di Saluzzo e quindi anche di
Roddino. Nelle guerre civili di questa epoca, 1637-1642 venne distrutto il castello di
Roddino, che si ergeva dove ora sorge la canonica. La comunità di Roddino ebbe a partire
una lunga serie di soprusi, di iniquità e di delitti. A questi si unirono furiose
avversità atmosferiche e micidiali malattie epidemiche. Perciò i municipi non riuscivano
più a far pagare le tasse. Per questo per farsene alleggerire ricorrevano al senato di
Torino. Si legge in un documento dell'epoca "Abbino pietà di noi; Roddino
é un povero paese privo di risorse, non abbiamo bestiame non grano, non barbariato. Se i
soldati di giustizia verranno un'altra volta a molestarci saremo obbligati ad
abbandonarlo". Roddino a quell'epoca per la parte civile era sotto Torino e nella
provincia di Alba per la parte religiosa sotto Torino e nella diocesi di Saluzzo.
Alessandra Cerruti
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